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Ho il piacere di scrivere il mio primo articolo sull’arte e sono felicissima di presentarvi LadyBe per chi di voi ancora non la conoscesse. Letizia Lanzarotti in arte Lady Be è giovane ma già un’artista di fama internazionale, amatissima dalla critica.

L’artista crea ritratti utilizzando la tecnica del mosaico rivisitata con oggetti riciclati di uso quotidiano; le sue opere fanno parte del filone della “pop art” lo stesso a cui appartiene Warhol per citare il più noto, ed è proprio a Warhol che si è ispirata.

Mosaico_Lady Be

PERSONAL POP ART

Dare nuova vita ad oggetti popolari ben noti ad ognuno di noi, libera l’arte di Lady Be dalla freddezza tipica della pop art trasformandola in “Persona Pop Art”, piena di connotazioni familiari, che la rendono personale e coinvolgente: rimanda alla mente elementi già noti permettendo al tempo stesso alla fantasia di svelarne nuovi significati. Chi nella vita non ha mai maneggiato un evidenziatore o le sorpresine delle uova Kinder? E’ tutto nella mente di ognuno di noi che osservando le opere si riconosce in qualcosa.

I protagonisti dell’arte di Letizia sono tutti personaggi noti, che hanno fatto la storia e che lei sceglie  non solo in base all’aspetto estetico ma soprattutto per espressività e carattere.

I soggetti sono quasi tutti icone pop appartenenti a mondi diversi; arte Andy Warhol, Frida Kahlo, Vincent Van Gogh; musica: Madonna, I Beatles, Mozart; scienza: Rita Levi Montalcini, Einstein storia e letteratura oppure personaggi dei fumetti.

Ho sempre amato i ritratti – ci racconta –  cerco di coglierne l’essenza facendoli rivivere rappresentandoli,quelli che preferisco, a dire il vero sono i ritratti della gente comune, volti particolari che mi colpiscono per ciò che le loro espressioni e i loro sguardi trasmettono.”


Perché Lady Be?

“Lady Be è un’assonanza con la canzone dei Beatles Let it Be, dei quali sono un’appassionata, conosco tutte le loro canzoni a memoria. Be sta anche per Beatles che sono stati i miei veri ispiratori” ci racconta Letizia. Non a caso la nostra artista è stata una delle protagoniste di “Beatles a fumetti”, la mostra sui Fantastici quattro, in programma alla XXIIesima edizione di Romics.

Il bello delle opere di Letizia  è che invitano lo spettatore a interagire, ti viene voglia di toccarle,di capire come e di cosa sono fatte: se le guardi da vicino ti colpiscono i particolari, viste da lontano noti l’insieme e l’espressione.


La prima cosa che ho notato osservandole è che ogni pezzettino possiede il colore originale, che non viene alterato dall’artista.
La passione per il riciclo ha spinto Letizia fin da piccola a collezionare piccoli oggetti  di recupero, trovati nei mercatini, su ebay o nei rifiuti portati dal mare e classificarli in base al colore che usa al posto dei pennelli per “dipingere”le proprie opere d’arte.

Ogni singolo pezzettino ha attinenza con le caratteristiche e l’essenza del personaggio che raffigura. Ad esempio sul ritratto di Marilyn ci sono delle scarpette coi tacchi, in quello di Frida croci e teschi che rievocano il Messico, la sua madrepatria.

L’arte di Letizia ci somiglia: ciascuno di noi si può definire un mosaico fatto di piccoli pezzi, di momenti di vita vissuta, esperienze, piccole e grandi battaglie. Possiamo essere un’opera d’arte fatta di tanti piccoli pezzettini, apparentemente insignificanti che se messi insieme nel modo giusto ne fanno un capolavoro. E se poi i pezzettini in questione sono fatti di oggetti usati nel quotididiano, che riconducono anche all’infanzia ecco che subito pensiamo che nulla è sprecato, tutto può essere riciclato e ottimizzato per creare qualcosa di bello e artistico.

Anche questo è uno dei motivi per cui amo le opere di Letizia  e il messaggio che attraverso esse ci arriva: un pò tutti ci sentiamo un insieme di piccoli pezzi rotti e spesso non ci rendiamo conto che basta guardarne l’insieme per trovare qualcosa di meraviglioso.

Se volete saperne di più su di lei e le sue opere date un’occhiata al suo sito web e alla sua pagina Facebook.

Se vi è piaciuto questo articolo e vi interessa l’argomento fatecelo sapere, saremo lieti di trovare nuovi spunti per interagire insieme a voi.

 

Le donne pensano a tutti i colori tranne all’assenza di colore. Il nero li possiede tutti. Il bianco anche. La loro bellezza è assoluta. E’ l’armonia perfetta.”

Coco Chanel la pensava così e io sono pienamente d’accordo a proposito del fascino e del potere magnetico del bianco e nero.

I colori sono meravigliosi ma a volte non c’è nulla di più adatto del semplice bianco e nero, non so perché ma quando mi vesto con questi due non colori ho la sensazione di chiarirmi le idee, è come se mi servissero per passare da una stagione all’altra, in un periodo di mezzo.
Outfit bianco e nero_Marykate Box
È come se ti facessero sentire a tuo agio in qualsiasi situazione, come in questo caso: una domenica qualunque che diventa speciale perché sta finendo l’inverno e un sole eccezionalmente caldo preannuncia la primavera.

A ispirarmi questo look è stata questa cintura con lacci che tanto ricorda un corsetto (se ne preannuncia una stagione piena) un pezzo super versatile che sto usando in tanti modi anche su un paio di jeans e una t-shirt.
Outfit bianco e nero_Marykate Box

Come potevo non pensare a Madame Chanel allora? Ecco qui una 2.55 Vintage degli anni 80 che per me è speciale per più motivi: è andata 7 volte a New York e me l’ha regalata il mio fidanzato! 🙂
Outfit bianco e nero_Marykate Box
Anche la camicia bianca di seta è vintage dello stesso periodo, l’ho trovata per caso in un negozio dell’usato a via del Governo Vecchio.
Outfit bianco e nero_Marykate Box
Mi diverto a rovistare nei mercatini e nei negozi vintage e abbinare pezzi che hanno avuto una storia con cose totalmente nuove, mi dà l’idea che porti fortuna avere sempre qualcosa di vecchio con sé. Sarà vero? 🙂

 

Borsa: Chanel 2.55 Vintage
Camicia: Vintage
Cintura corsetto: Zara
Shorts: MiuMiu
Scarpe: Buffalo
Cappotto: Marvin Browne 

 

La cornice che fa da sfondo è il suggestivo quartiere Coppedè, a due passi dallo storico “Piper Club“, situato tra Corso Trieste e i Parioli; deve il suo nome all’omonimo architetto che lo progettò.


Il quartiere Coppedè, prende il nome dal suo ideatore: l’architetto Gino Coppedè che lo ha costruito tra il 1913 e il 1926;  è un angolo di Roma fuori dal tempo e dallo spazio, il cui miscuglio di arte e stili diversi gli conferiscono un’aria fantastica, non a caso proprio qui hanno girato vari film e i Beatles dopo un’esibizione al Piper negli anni 60 hanno fatto il bagno nella suggestiva fontana della piazza principale.
Poco frequentato e conosciuto dai turisti, dal momento che si trova in una zona prettamente residenziale di Roma, sebbene vicinissimo a Villa Borghese e al centro storico, è assolutamente uno dei posti più particolari e suggestivi della capitale.
Questo insolito mix di Liberty, art decò, accenni ad arte greca, gotica e addirittura barocca dei primi 900′ si concentra attorno a Piazza Mincio, la cui protagonista è la fontana delle rane: 12 rane sorvegliano da qui il crocevia di strade sulle quali troneggiano imponenti e bizzarri palazzi e alcuni villini fiabeschi; per la precisione 26 palazzine e 17 villini .
Accedendovi da Via Tagliamento (la via del Piper) a rendere l’ingresso solenne, troverete un arco che unisce due palazzi dal quale pende un enorme lampadario in ferro battuto.

Il fascino maestoso e magico di questo posto non smette di incantare turisti, passanti curiosi e  gli stessi cittadini che ci vivono da anni, me compresa e ogni volta non  è mai uguale: inquietante e spettrale in una grigia giornata d’inverno, sognante e fiabesco quando il sole splende e le rane fanno capolino dalla loro fontana salutandoti.

Giacca: Zara 
Jeans a vita alta: Cheap Monday
Borsa: Vintage

MarykateBOX_Piazza di Spagna
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Chiunque visiti Roma per la prima volta non può non trascorrere un po’ di tempo a Piazza di Spagna. La magia dell’eternità è nell’aria e scendere la sua scalinata vi riporterà indietro al tempo dell’indimenticabile “Vacanze Romane” facendovi sentire come Audrey Hepburn, a casa ma in vacanza.

E’ proprio questa la sensazione che si ha nella città eterna, in particolar modo qui, nel suo cuore. Roma ha un’aria familiare, è proprio questo il fascino della sua eternità, è familiare, ti fa sentire a casa anche se sei uno straniero, un turista per caso. E’ immensa ma accogliente e ha la dimensione di un borgo, proprio per la varietà  e quantità dei suoi quartieri.

Forse non si respirerà quell’atmosfera tipica delle metropoli Internazionali, non sarà certo la capitale dell’economia come Milano ma ti fa sentire a casa e tutto ciò che è immenso ti sembrerà piccolo a tua dimensione.

Scendendo dalla scalinata e proseguendo a destra vi troverete su via del Babuino, che vi porterà dritti a Piazza del Popolo. Prima di arrivare li’ però svoltate appena su una delle stradine a destra e perdetevi per Via Margutta e i suoi vicoli.

La via degli artisti: costellata di botteghe di artisti e ristorantini tipici. Una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto.

Le foglie d’autunno rosse e gialle rendono  ancora più speciali le strade storiche della città eterna.

Perdetevici dentro e respirerete il fascino dell’eternità. 🙂